
LIVORNO – «Mio figlio? Sta 14 ore su 25 a scarabocchiare quaderni». «La mia bambina? Parcheggiata mattinate intere davanti a un pc». «Francesco è fortunatissimo. È passato da 24 ore di sostegno su 40, a 19: una mosca bianca». Tu chiamale, se vuoi, esasperazioni. Sono le storie – tutte tristemente simili – dei figli dei genitori dei ragazzi H (così spesso la scuola ancora li chiama) al tempo della Gelmini.
I capannelli di genitori davanti all’Usp si trasformano in un ping-pong di recriminazioni. A dar man forte ai livornesi è arrivato anche Alessandro Neumann che a Firenze sta conducendo («purtroppo da solo», fa notare) analoghe battaglie per i diritti negati di sua figlia Asia. Tutti hanno tra le mani un foglio col logo di Disabilandia: un mondo morsicato, «perché qualcuno si è mangiato i diritti dei nostri figli». Il maxi-striscione parla da sé: «Un mondo intero di diritti».
«A mio figlio i diritti li hanno più che dimezzati – racconta babbo Gabriele Giari – certificato disabile al 100%, lo scorso anno aveva un prof per 22 ore, quest’anno 9». Dodici anni, colpito da una malformazione genetica, frequenta le medie Marcacci di Collesalvetti: «Che fa nelle ore che non è seguito? Bella domanda, piacerebbe saperlo anche a me. Stiamo meditando di compiere blitz a sorpresa nelle scuole».
Alessandro Cappagli è uno dei pochi babbi che ha deciso di metter mano al portafogli: «Un ricorso al Tar per vedere rese le ore di sostegno previste per mio figlio dalla certificazione Asl: anche in previsione del prossimo anno». Suo figlio, 10 anni, autistico, è in quinta elementare alle Modigliani: il prossimo anno il delicato passaggio alle medie. «Col rischio di perdere tutti i diritti conquistati. Quest’anno viaggiamo già in retromarcia: il venerdì lo faccio rimanere a casa, la maestra può garantire sostegno fino al giovedì». G.Della Maggiora
il Tirreno — 21 novembre 2009
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